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Bhai Botta Singh Ji Bhai Garja Singh Ji

Il 1739 fu il peggiore anno per la comunità Sikh. L’imperatore Moghul di Delhi e il governatore di Lahore avevano deciso di annientare i Sikh. Fu dichiarato legittimo saccheggiare le case dei Sikh e sequestrare i loro beni. Molti Sikh innocenti furono catturati e uccisi.

Non solo i funzionari del governo, ma anche molti Indù e Musulmani approfittarono della situazione per ottenere le ricche ricompense promesse dal governo per la cattura e uccisione dei Sikh. Cinquanta monete erano date a colui che portava la testa tagliata di un Sikh. Ottanta monete, invece a chi consegnava al governo un Sikh vivo. L’intera macchina del governo fu messa in moto per sopprimere i Sikh. In questo modo tutti cercarono di catturare più Sikh possibili per ricevere soldi e nello stesso momento aiutavano questa campagna di genocidio spietato.

Come risultato di questa feroce persecuzione, la maggior parte dei Sikh lasciò la pianura. Cercarono rifugio sulle colline Shivalik, nella giungla Lakhi, e nei deserti di sabbia di Rajputana. I pochi che decisero di rimanere in pianura, passavano i loro giorni nascosti nei boschi qua e là.

Il governatore del Punjab, Jakria Khan proclamò che la comunità Sikh era stata completamente sterminata dal suo stato. Tali provocazioni irritarono alcuni Sikh che decisero di uscire dai loro nascondigli per rendere nota la loro presenza.

Alcuni Sikh visitavano lo stesso il loro più sacro Gurdwara, Harmandir Sahib, in Amritsar per il rispetto del Guru e per fare il bagno nel Sarovar anche a costo della loro vita.

Tra questi Sikh, Bhai Botta Singh e Bhai Garja Singh sono quei due Sikh che partirono da Taran Taaran per visitare il sacro Harmandir Sahib in Amritsar. Viaggiavano di notte e si nascondevano nei boschi durante il giorno. Un giorno, due contadini musulmani notarono questi due Sikh nascosti dietro i cespugli, sulla strada Delhi-Lahore vicino Sarai Nuruddin e cominciarono a parlare di loro.

Uno di loro disse: “Mi sembra di aver visto due Sikh nascosti dietro quei cespugli”. L’altro musulmano rispose: “No, non può essere, perché i Sikh sono un popolo coraggioso e non si nascondono, piuttosto muoiono combattendo”. Il primo disse: “Perché non andiamo a vedere, se questi sono veramente dei Sikh”. Il secondo replicò: “Non sei a conoscenza dell’annuncio del Governatore Jakria Khan che tutti i Sikh sono stati decimati in tutto il Punjab?” Così parlando, i due contadini musulmani si allontanarono. Tuttavia il discorso riguardante la falsa notizia, diffusa da Jakria Khan, di essere riuscito a sterminare completamente i Sikh diede una grande scossa a Bhai Botta Singh e Garja Singh. Decisero di stravolgere la propaganda di Jakria Khan e iniziarono a escogitare un piano.

Bhai Botta Singh e il suo compagno, con l’ausilio di bastoni, assalirono la strada statale nei pressi di Nurdi, pochi chilometri a ovest di Taran Taaran. In quei giorni, questa strada collegava Delhi a Lahore. Pattuirono una tassa di circolazione richiesta ai viaggiatori. Fecero diffondere la notizia che quel luogo era governato da Sikh. La cosa andò avanti per un po’ di giorni, senza alcuna opposizione da parte delle agenzie governative.

 I viaggiatori pagavano la tassa di circolazione ai due Sikh, senza domande. Piano piano si sparse la voce che la propaganda di Jakria Khan riguardo decimazione dei Sikh era falsa. Non ottenendo nessuna risposta da parte del governo del loro atto rivoltante, i due Sikh decisero di accelerare il ritmo di eventi per avere una reazione da parte del governo. Bhai Botta Singh scrisse una lettera al governatore, Jakria Khan, annunciando se stesso e la tassa di circolazione che faceva pagare ai viaggiatori. Egli ha dato la lettera a un viaggiatore che era diretto a Lahore e gli chiese di consegnare la lettera al governatore. La lettera era una chiara sfida al governatore. Quando la lesse, il governatore divenne furioso. Inviò immediatamente un gruppo di cento cavalieri armati sotto il comando di Jalal Din, per arrestare Bhai Botta Singh e Garja Singh. Avvicinandosi a Nurdi,

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Bhai Botta Singh ji e Bhai Garja Singh ji mostrano il loro valore nel campo di battaglia

Avvicinandosi a loro, Jalal Din consigliò loro di arrendersi. Bhai Botta Singh rispose: “I Sikh non conoscono la resa. Noi moriremo combattendo ma uccideremo molti di voi prima di morire”. Se siete veramente coraggiosi fatevi avanti e testeremo il vostro coraggio. Così Jalal Din inviò quattro dei suoi soldati più coraggiosi e più forti per catturare i due Sikh. Non appena i soldati si fecero avanti i Sikh li attaccarono con velocità elettrizzante e li picchiarono a morte con i loro bastoni. I quattro soldati Moghul caddero a terra. Un altro lotto di quattro soldati incontrò la stessa sorte. I due Khalsa si misero la schiena contro la schiena e poi Jalal Din ordinò a tutti i suoi soldati di fare un attacco congiunto. Cosi i due Sikh furono circondati da soldati. La lotta impari, però, non durò a lungo.

 I Sikh alla fine caddero al suolo raggiungendo il martirio ma soprattutto dimostrarono che i Sikh non sono vigliacchi ma soldati coraggiosi e audaci di Guru Gobind Singh Ji. Fecero fallire il tentativo lasciarsi catturare vivi dalle forze Moghul. I due Sikh diedero un esempio di coraggio assoluto. Mostrarono a Jakria Khan che il suo vanto di aver sterminato il Khalsa era del tutto infondato e che il Khalsa esisteva ancora, e avrebbe continuato ad esistere.

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