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Guru Arjan Dev Ji

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Guru Arjan Dev Ji fu il primo martire Sikh e nacque il 18 Vesakh, 1610 Bikrami corrispondente all 15 aprile 1563. Fu il secondo figlio del quarto Guru, Guru Ram Das Ji e svolse un ruolo decoroso e fondamentale nella storia Sikh. Da bambino era molto dolce, amorevole, umile e tutto questo grazie all’attenta crescita da parte dei suoi genitori. Questa qualità la mantenne fino alla fine della sua vita terrena. Dai suoi primi anni, si dedicò molto alla propria cultura, e divenne un uomo di grande erudizione e pietà. Egli era particolarmente affezionato alla società di asceti sia indù sia musulmani. Tra i santi principali, con i quali aveva formato stretti legami, vi era Hazrat Mian Mir, che faceva il guardiano di una tomba vicino a Lahore, Shah Hussein, i suoi inni toccavano il cuore di tutte le persone e Bhagat Chhajju, un famoso santo indù di Lahore. Pirthi Chand, il fratello maggiore di Arjun, pensava che il Gaddi spettasse a lui di diritto ma era molto geloso delle capacità del fratello minore e della predilezione che i genitori mostravano nei suoi confronti. Durante uno dei suoi viaggi di predicazione, il Guru ji si fermo nei boschi del Majjha. Nelle vicinanze c’era un bacino d’acqua, la cui santità verrà dimostrata in un modo molto particolare. Il Guru ji ampliò il bacino d’acqua e lo trasformò in Sarovar e iniziò la costruzione di uno splendido tempio sulla sua riva, che fu poi completato da Arjun Dev. Egli, costruì anche una casa per la propria residenza e dei sobborghi per l’accoglienza dei visitatori. Attorno a questo gruppo di edifici sorse una grande città che oggi è la più popolosa e ricca della provincia, essendo la sede principale della fede Sikh e di un mercato centrale per il commercio. Guru Ram Das Ji aiutava i poveri e i bisognosi e loro trovavano in lui un generoso mecenate e i ricchi lo onoravano. Infatti, tutte le sezioni della comunità chiedevano consiglio a lui nelle vicende del mondo spirituale. Suo figlio maggiore, Pirthi Chand, vide la crescente influenza del luogo e s‘infastidì molto quando notò la parzialità di suo padre per il giovane Arjun. Così egli si unì con il governatore musulmano di Lahore per cacciare suo fratello da Amritsar, ma per sua malasorte la trama non ebbe successo e Arjun continuò a vivere lì.

Lahori Mal, un cugino di Arjun e Pirthi Chand, si sposò a Lahore. Il Guru Ji fu invitato a partecipare con la moglie e i figli. Guru Ram Das Ji chiese a Pirthi Chand di partecipare al matrimonio per rappresentare la famiglia ma egli declinò. Era difficile per lui lasciare Arjun solo con il padre, e così dovette andare proprio il fratello minore al suo posto. Questo fatto anticipò la conseguenza della quale Pirthi Chand temeva. Per Arjun Dev vivere lontano dal padre era come morire e così iniziò a mandare lettere al padre mostrando la propria infelicità e la voglia di tornare a casa. Così il Guru Ji richiamò Arjun a casa. Presto Guru Ram Das Ji vide in Arjun l’erede prescelto al trono di Guru, e lo nominò quinto Guru dei Sikh.

La successione di Guru Arjun Dev Ji al Gaddi fu l’introduzione di una nuova era nella storia del Sikhismo. Le sue molteplici attività suscitarono spirito pubblico nella comunità. Furono costruiti luoghi di culto ovunque e l’influenza Sikh fu percepita da tutti. Nel 1588 portò a termine la costruzione del tempio, che aveva iniziato il padre Guru Ram Das Ji, creando così un punto di riferimento per i Sikh e lo nominò Harmandir Sahib.

La religione Sikh è aperta a tutti, infatti, in questo tempio di Amritsar, si può accedere da tutte e quattro le direzioni. L’entrata alla struttura principale, in altre parole quella che emerge sul Sarovar, è però limitata da un’unica strada, questo per far capire che sulla terra esiste un’unica entità superiore.

In linea con la convinzione di base Sikh che “non ci sono differenze religiose, siamo tutti uguali agli occhi di Dio”, egli invitò Hazrat Mian Mir, santo musulmano di Lahore, a porre la prima pietra dell’Harmandir Sahib.

Questo fu un grande compromesso a quell’epoca, si univano due religioni distinte in un solo pensiero filosofico.Qualche anno più tardi si sposò con la figlia di Krishan Chand, Mata Ganga. Matrimonio che diede alla luce il sesto Guru Sikh, Guru Hargobind Sahib Ji. Un altro notevole risultato del Guru Ji fu la compilazione dell’Aad Granth Sahib.

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Guru Arjan Dev Ji

Gli scritti dei Guru Ji precedenti erano stati conservati su fogli vaganti di carta cuciti insieme che Guru Arjun Dev Ji incorporò nell’Aad Granth Sahib assieme ad una serie d’inni composti dai santi indù e musulmani, che si erano sforzati di condurre una vita umile e altruista e diedero l’esempio più alto e nobile di condurre l’esistenza per la popolazione. Nessuna religione aveva mai permesso che i pensieri e le idee di saggi appartenenti ad altre fedi potessero essere inclusi nel proprio libro sacro. L’Aad Granth Sahib sancisce inoltre il principio enunciato da Guru Nanak dev Ji, cioè che “tutte le fedi devono essere rispettate per la loro nobiltà d’intenti”.

Guru Arjun Dev Ji, per la prima volta in assoluto, espose l’Aad Granth Sahib al pubblico a Harmandir Sahib nel 1604 e Baba Buddha fu nominato primo Granthi.

Il 17 ottobre del 1605 morì l’imperatore musulmano Akbar. Dopo la sua morte salì al trono Jahangir, un’estremista per il quale oltre all’Islam non dovevano esistere altre religioni nel globo. Per lui la fama crescente del Guru Ji e l’espansione del Sikhismo rappresentavano una fonte di preoccupazione e irritazione. Il principe Khusro, figlio dell’imperatore, era invece contrario a questo pensiero ma in tutta l’India non c’era alcun posto dove andare a rifugiarsi perché tutti temevano delle conseguenze di tale azione. Egli poteva richiedere solo la protezione del Guru Ji, perché nella casa dei Sikh erano tutti ben accetti. Infatti, il Guru Ji accolse il principe sapendo del pericolo che correva. Quando il principe decise di lasciare l’India per stabilire altrove il proprio impero, fu catturato dalle spie dell’imperatore.

Nel frattempo un nobile della corte di Jahangir, Chandu, volle sposare propria figlia con Hargobind, figlio di Guru Arjun Dev Ji. Il Guru Ji però, per volere dei Sikh, che conoscevano le arroganze del padre della ragazza, fece annullare il matrimonio, scatenando l’ira di Chandu.

Costui, si rivolse all’imperatore per vendicarsi dell’umiliazione, disse che i Sikh avevano un libro sacro che offendeva la religione musulmana, affermando che questa era inferiore a quella Sikh e in più incolpò il Guru Ji di aver dato rifugio al principe Khusro. Così il 15 maggio del 1606 Jahangir ordinò di catturare il Guru ji che fu portato alla corte dell’imperatore a Lahore. L’imperatore Moghul gli diede la possibilità di salvarsi aggiungendo nel proprio libro sacro delle lodi a Maometto ma il Guru Ji rifiutò perché l’Aad Granth Sahib contiene solo lodi a Dio, l’essere Eterno, e non si può assolutamente variare. Jahangir s’irritò sentendo la risposta del Guru Ji e decise di consegnarlo a Chandu che provava ancora rancore nei suoi confronti per il rifiuto del matrimonio.

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Guru Arjun Dev Ji, che si siede sulla piastra rovente

Egli decise di torturare il Guru Ji, come mai nessuno aveva fatto fino allora, per dissetare la sua sete di vendetta. Il Guru ji subì le torture per cinque giorni. In questi giorni sono stati usati tutti i metodi per farlo convertire in Islam. Guru Ji fu tenuto senza cibo per questi cinque giorni, fu fatto sedere sulla sabbia rovente e poi è stato ordinato di farlo bollire in acqua bollente. Tutti i colpi di Jahangir furono inutili e alla fine ordinò di far sedere il Guru Ji su una piastra rovente con fuoco ardente acceso e di versare sul suo corpo sabbia rovente. Guru Arjun Dev Ji nonostante tutte queste torture non fece nemmeno un lamento e continuò a pregare il Signore. Il 30 maggio del 1606 il corpo del Guru Ji fu gettato nelle acque gelide del fiume Ravi ed egli diventò così il primo martire della storia Sikh.

In contrapposizione alle violenze attuate dall’imperatore musulmano e Chandu vi fu il santo musulmano Hazrat Mian Mir che cercò di bloccare questa tragedia, ma il Guru Ji lo fece desistere dicendo che bisognava rispettare la volontà del Signore, alche il santo chiese l’autorizzazione al Guru Ji di pregare per l’abbattimento del dominio Moghul, ma anche qui il Guru Ji disse di lasciare tutto nelle mani di Dio mostrando totale fiducia nel Creatore.

Il suo sacrificio comunque non andò invano ma al contrario rafforzò la fede del Khalsa nella missione dei Guru successivi. Questo suo grande sacrificio mostrò come l’attaccamento alla fede è la cosa più importante che ci sia nella vita

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